Briciole di te.Capitolo 12-Una certezza invisibile

scritto da cronicamente_fragile
Scritto Un anno fa • Pubblicato 12 mesi fa • Revisionato 12 mesi fa
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Testo: Briciole di te.Capitolo 12-Una certezza invisibile
di cronicamente_fragile

Era finita.
Dopo dieci anni, la sua storia era arrivata al capolinea.
Me lo disse con un messaggio.
Uno di quelli lunghi, pieni di parole stanche, svuotate.
Non era da lui.

Erano mesi che non ci sentivamo.
O meglio… mesi in cui ero io a cercarlo e lui a fingere che io non esistessi.

Poi, una mattina, quel messaggio.
Lo ricordo ancora.
“M. mi ha lasciato. E se tu sei contenta, ti sbagli.”

Io? Contenta?
Io, che ho sempre e solo desiderato la sua felicità?
Io, che mi ero annullata per lui, per le sue regole, per il suo modo di tenere in piedi il nostro legame senza mai volerlo davvero vivere.

Mi raccontava del dolore, delle sbronze, delle notti insonni, di come tutto gli ricordasse lei.
Dei messaggi che le mandava e delle risposte fredde che lui riceveva.

E piangeva.
Piangeva come non aveva mai fatto.
Non con me.
Mai per me.

E io… io ascoltavo.
Ogni parola, una lama.
Non perché mi parlasse di un’altra, ma perché stava male.
E vederlo così… mi dilaniava.

Avrei voluto dirgli:
“Forse, adesso, finalmente possiamo…”
Ma non era il momento.
Non era giusto.
Così gli dicevo che doveva resistere.
Che il dolore sarebbe passato.
Che doveva ripartire da sé stesso. Superare i suoi limiti e accogliere le sue fragilità.

Ed ero sincera.
Sinceramente stupida.
Perché speravo che guarisse.
Perché il suo dolore era diventato anche il mio.
E quando vuoi bene a qualcuno in quel modo, ti dimentichi di te stessa. Ancora. Per l'ennesima volta.
Volevo solo stesse bene.

Gli davo consigli.
Su cosa dirle.
Cosa scriverle.
Come riconquistarla.
Gesti, attenzioni, messaggi.

Raccoglievo i frammenti della sua storia, mentre io andavo in frantumi senza fare rumore.
Curavo le sue ferite,
mentre le mie si aprivano piano e sanguinavano.

Non era una maschera,
era solo un sentimento che si piega,
che tace,
che sceglie di restare anche quando crolla. Anche quando viene ignorato.

E in quel momento,
la mia presenza non chiedeva spazio; solo silenzio e ascolto: contava soltanto che lui non si sentisse perso, solo. 
Desideravo con tutta me stessa che lui ritrovasse il sorriso e la serenità che gli erano stati rubati proprio da lei. 
Lei...
L'unica donna che lui desiderava avere nella sua vita.
L'unica donna che aveva scelto veramente.

Mi trasformai nella sua spalla.
Nella sua terapeuta.
La sua voce della ragione.
La sua certezza.

Da amante… a psicologa.
Una metamorfosi lenta.
Umiliante.
Silenziosamente distruttiva.

E lui non vedeva nulla.
Continuava a non vedermi.
Non so nemmeno se abbia mai capito quanto tutto questo mi sia costato.
Ma l’ho fatto.
Per lui.
Per il bene che gli volevo.

E dentro di me, lo ammetto:
speravo che quel vuoto che sentiva lo portasse, finalmente, a guardarmi davvero.
A vedere tutto quello che ero.
Tutto quello che avevo dato.
Tutto quello che stavo ancora dando.

Ma niente.
Nemmeno ora.
Nemmeno così.

Io ero lì.
Come sempre.
Come in tutti quegli anni.
Presente, costante, devota.
Ma non bastavo mai.

Non mi sceglieva.
Non mi aveva mai scelta.
E non lo avrebbe fatto nemmeno adesso.

Quella consapevolezza non arrivò come una fitta.
No.
Arrivò come un vuoto.
Un silenzio.
Una resa.
Quella finale.

Briciole di te.Capitolo 12-Una certezza invisibile testo di cronicamente_fragile
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